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Messico, nasce il Concejo Indígena de Gobierno

"Una sollevazione indigena non violenta". Così il Cni (Congreso Nacional Indígena) e l'Ezln hanno definito la costituzione del Concejo Indígena de Gobierno, al termine di un'assemblea a San Cristóbal de las Casas (Chiapas) che ha visto la partecipazione di 1.252 rappresentanti di diverse comunità e 230 delegati zapatisti. Portavoce del Concejo, composto da 71 membri, è stata designata l'indigena nahuatl María de Jesús Patricio Martínez (nella foto), che sarà anche candidata indipendente alle presidenziali del 2018. Originaria di Tuxpan, nello Stato di Jalisco, l'erborista María Patricio Martínez dirige la Calli Tecolhuacateca Tochan, una Casa della Salute in cui si applica la medicina tradizionale.

"Ribadiamo che solo nella resistenza e nella ribellione abbiamo incontrato le strade possibili per continuare a vivere, che in esse vi è la chiave non solamente per sopravvivere nella guerra del denaro contro l'umanità e contro la nostra Madre Terra, ma per rinascere insieme a ogni seme che spargiamo, con ogni sogno e con ogni speranza che si va materializzando in grandi regioni in forme autonome di sicurezza, di comunicazione, di governi indipendenti, di protezione e difesa dei territori - si legge in un comunicato congiunto del Cni e dell'Ezln - Il nostro appello è alle migliaia di messicani e messicane che hanno smesso di contare i loro morti e i loro desaparecidos, che con dolore e sofferenza hanno alzato il pugno e con la minaccia di morte incombente sono insorti, senza temere le dimensioni del nemico".

A un giornalista, che chiedeva l'obiettivo della nomina di Patricio Martínez, ha risposto la concejal Sara: "Perché la nostra portavoce? Per diffondere, denunciare e rendere visibile tutto quello che ci sta distruggendo, che ci sta togliendo la vita, per questo la iscriveremo come candidata, non perché vogliamo il voto". Una candidatura che rappresenti la voce dei popoli originari e che obblighi i media a parlare della lotta delle comunità indigene in difesa dei loro territori, assediati da allevatori di bestiame, talamontes, compagnie minerarie e oggi anche narcotrafficanti.

E proprio sicari del cartello Jalisco Nueva Generación hanno assassinato il 20 maggio i fratelli Miguel e Agustín Vázquez Torres, indigeni wixaritari, che a lungo si erano battuti per il recupero delle terre comunitarie. Un crimine che non ha potuto consumarsi senza la complicità, o almeno l'indifferenza delle autorità statali, come era avvenuto in gennaio con gli ambientalisti Isidro Baldenegro López e Juan Ontiveros Ramos, uccisi a quindici giorni di distanza l'uno dall'altro. La loro colpa: aver difeso i boschi della Sierra Tarahumara, una battaglia per cui Baldenegro aveva ricevuto nel 2005 il prestigioso Goldman Enviromental Prize. (29/5/2017)

In archivio 2017 altre notizie sul Messico:

Il paese più violento dopo la Siria (16/5/2017)

In piazza contro il gasolinazo (23/1/2017)

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato