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Il Messico nazionalizza il litio

Un freno alla svendita delle risorse naturali del paese portata avanti dai precedenti governi: il Congresso, su proposta del presidente López Obrador, ha approvato una serie di riforme alla Ley Minera per cui si stabilisce che "il litio è patrimonio della nazione e la sua esplorazione, il suo sfruttamento e il suo utilizzo sono riservati a beneficio esclusivo del popolo messicano". Hanno votato a favore Movimiento de Regeneración Nacional, Partido del Trabajo e Verde Ecologista.

Nel corso delle sue tradizionali conferenze stampa mattutine, Amlo ha precisato che sta studiando la creazione di un'impresa pubblica dedicata alla prospezione, all'industrializzazione e alla commercializzazione del prezioso minerale e che saranno riviste tutte le licenze concesse dai governi del Pri e del Pan a imprese private. Durante la gestione di Felipe Calderón ed Enrique Peña Nieto, nello Stato di Sonora sono state assegnate autorizzazioni a compagnie straniere per la durata di cinquanta o addirittura cento anni.

Se la battaglia sul litio si è risolta in un'indubbia vittoria per López Obrador, non altrettanto si può dire per la riforma elettrica che mirava a fermare la liberalizzazione del mercato e a difendere le imprese energetiche statali. Secondo il nuovo progetto almeno il 54% dell'energia avrebbe dovuto essere gestito dalla Comisión Federal de Electricidad (attualmente è il 38%). L'opposizione con motivazioni pretestuose ha respinto la proposta, che per essere approvata avrebbe dovuto contare su una maggioranza dei due terzi. Si trattava infatti di modificare le norme costituzionali introdotte nel 2013 dal presidente Peña Nieto, che avevano aperto alla partecipazione privata.

"Un atto di tradimento verso il Messico da parte di un gruppo di legislatori, che invece di difendere gli interessi del popolo o della nazione, invece di difendere la cosa pubblica, si sono trasformati in aperti difensori di imprese straniere che si dedicano ad accumulare ricchezze, a rubare, e questi deputati hanno sostenuto i saccheggiatori": così Amlo ha commentato il voto. E in effetti, in previsione della votazione, non erano mancate le pressioni di Stati Uniti e Spagna in rappresentanza delle loro multinazionali con investimenti nel settore.

Juan Fernández Trigo, segretario di Stato per l'Iberoamerica, aveva preannunciato la ferma reazione del governo Sánchez contro una riforma che avrebbe potuto pregiudicare gli interessi delle imprese spagnole (in particolare Iberdrola). E l'ambasciata statunitense aveva diffuso un comunicato in cui si esprimevano forti preoccupazioni sui cambiamenti nella politica energetica del paese, prevedendo possibili violazioni al trattato tra Usa, Messico e Canada e conseguenti rischi per i potenziali investimenti. Ingerenze inaccettabili, come ha chiarito con forza il governo di Città del Messico, ma che a quanto pare hanno avuto il loro peso sulla destra parlamentare. Così le imprese interessate manterranno i miliardari guadagni ottenuti fino ad oggi. (20/4/2022)

 

Latinoamerica-online.it

a cura di Nicoletta Manuzzato