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Messico, il trionfo di Lˇpez Obrador

Il Messico volta pagina: le elezioni del primo luglio hanno consacrato presidente, con il 53% dei voti, AndrÚs Manuel Lˇpez Obrador. Un voto storico, che ha mostrato il profondo desiderio di cambiamento che attraversa il paese. La massiccia affluenza alle urne (molti elettori hanno dovuto attendere per ore prima di depositare la scheda nell'urna) e la valanga di consensi per il candidato di Morena hanno scoraggiato anche i temuti brogli, che ne avevano impedito la vittoria nel 2006 e nel 2012. Molto distanziati gli avversari: Ricardo Anaya (Pan, Prd, Movimiento Ciudadano) 22%; Meade (Pri, Partido Verde Ecologista, Nueva Alianza) 16%. E l'indipendente Jaime RodrÝguez Calderˇn El Bronco si Ŕ fermato al 5%. L'ammissione della sua candidatura da parte delle autoritÓ elettorali aveva suscitato scandalo per le innumerevoli irregolaritÓ individuate nella raccolta delle firme. Quanto a Margarita Zavala, visti i sondaggi sfavorevoli in maggio aveva annunciato il suo ritiro.

A decretare il trionfo di Amlo Ŕ stata la rivolta dei messicani contro il modello neoliberista abbracciato con convinzione da tutti i partiti tradizionali. E con queste consultazioni viene definitivamente sepolto il Pacto por MÚxico, sottoscritto il 20 dicembre del 2012 dall'appena insediato Enrique Pe˝a Nieto e dai leader del Pan, del Pri e del Prd. L'accordo sanciva l'avvio di una serie di riforme che avrebbero portato alla "modernizzazione" del paese. In realtÓ, come scrive Luis Hernßndez Navarro, la sua attuazione "ha lasciato nel percorso una scia di devastazione sociale e di distruzione del tessuto comunitario. Ben lungi dal potenziare la crescita e il benessere economico, le nuove norme inaugurarono un nuovo ciclo di saccheggio e di approfondimento della disuguaglianza". Un patto "contro il Messico", lo aveva definito Lˇpez Obrador, "la preparazione di un grande assalto per riformare la Costituzione e cedere i benefici del petrolio".

Juntos Haremos Historia, la coalizione che ha sostenuto la candidatura di Amlo, ha ottenuto anche la maggioranza dei seggi al Congresso: un'affermazione importante per garantire la realizzazione del programma. Intanto il presidente eletto ha giÓ preannunciato una serie di gesti simbolici: la riduzione degli stipendi dei funzionari e dello stesso capo dello Stato e la sua decisione di non risiedere nel palazzo presidenziale di Los Pinos. E nel primo discorso dopo la vittoria ha affermato: "Ascolteremo tutti. Presteremo attenzione a tutti. Rispetteremo tutti. Ma daremo preferenza ai pi¨ umili e ai dimenticati, in particolare ai popoli indigeni". Ha poi promesso che "sradicare la corruzione e l'impunitÓ sarÓ la missione principale del nuovo governo" e che "aumenteranno gli investimenti pubblici per promuovere attivitÓ produttive e generare occupazione. Il proposito Ŕ quello di rafforzare il mercato interno".

Le elezioni del 2018 sono state le pi¨ sanguinose della storia messicana: oltre 150 gli esponenti politici assassinati. Si allunga anche l'elenco dei giornalisti uccisi: sette solo nella prima metÓ dell'anno. Di fronte al crescente potere della delinquenza organizzata e alla corruzione delle istituzioni aumentano le comunitÓ che danno vita a gruppi di autodifesa, sottraendosi al controllo di uno Stato incapace di proteggere i suoi cittadini. Un segno del possibile cambiamento determinato dal voto del primo luglio Ŕ forse il fatto che tra i futuri senatori figura Nestora Salgado, l'ex comandante della polizia comunitaria di Olinalß, nel Guerrero. Imprigionata nel 2013 sotto false accuse da parte di autoritÓ colluse con il narcotraffico e liberata tre anni dopo, Nestora Ŕ stata candidata al Congresso dal movimento di Amlo. Sempre di Morena Ŕ la nuova sindaca di CittÓ del Messico, Claudia Sheinbaum. Quando Lˇpez Obrador era stato eletto primo cittadino della capitale, Sheinbaum aveva assunto la responsabilitÓ dell'Ambiente, riuscendo nel non facile compito di migliorare la qualitÓ dell'aria in una delle metropoli pi¨ inquinate del pianeta.

All'indomani delle consultazioni l'Ezln, in un comunicato firmato dai subcomandantes Galeano e MoisÚs, smorza gli entusiasmi affermando che "potranno cambiare il caposquadra, i maggiordomi e i caporali, ma il proprietario terriero rimane lo stesso" e prevedendo una futura delusione dei sostenitori di Amlo. Una posizione che non tiene conto del vero significato di questo voto, della sua carica di ribellione contro lo stato di cose esistente. Lˇpez Obrador non farÓ certo la rivoluzione, ma potrÓ apportare profondi cambiamenti al paese: tutto dipenderÓ dalla mobilitazione popolare e dall'appoggio critico che le forze di sinistra sapranno dargli. (4/7/2018)

In archivio 2018 altre notizie sul Messico:

Verso il voto tra violenza e crisi economica (28/2/2018)

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato