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Messico, giornalisti e oppositori spiati dal governo

Giornalisti sempre più nel mirino. Il 14 giugno è stato rinvenuto il corpo carbonizzato di Salvador Adame Pardo, direttore di Canal 4TV di Múgica, Stato di Michoacán: era stato sequestrato in maggio. Il 22 agosto è stato ucciso a Hueyapan de Ocampo, Veracruz, Cándido Ríos Vázquez, corrispondente del Diario de Acayucan e fondatore de La Voz de Hueyapan. Ríos Vázquez aveva già ricevuto intimidazioni (era stato anche aggredito nel 2012 da autorità locali) e per questo era sotto protezione. Il 5 settembre a Yuriria, Guanajuato, è stato assassinato sulla porta di casa Juan Carlos Hernández Ríos: collaborava per un portale, La Bandera Noticias, che era stato più volte minacciato.

Le vittime non sono solo messicane. Il 9 luglio nello Stato di Veracruz è stato colpito a morte il cineoperatore honduregno Edwin Rivera Paz, impegnato a documentare la vita dei migranti centroamericani. Rivera si era rifugiato in Messico dopo l'assassinio in gennaio, a San Pedro Sula (la città più violenta dell'Honduras), del giornalista televisivo Igor Abisaí Padilla Chávez, con cui aveva lavorato per il canale Hable como habla.

E il 29 luglio, a Puebla, è stata uccisa Meztli Sarabia Reyna, appartenente all'Unión Popular de Vendedores Ambulantes 28 de Octubre. Accanto al corpo i sicari hanno lasciato un messaggio di minacce nei confronti del padre di Meztli, Rubén Sarabia Simitrio, leader storico della 28 de Octubre. L'organizzazione, nata negli anni Settanta, raggruppa circa cinquemila soci che si battono contro la speculazione immobiliare e difendono il piccolo commercio e gli strati più poveri della popolazione. Proveniente dal movimento studentesco, Simitrio ha sempre lottato contro gli interessi delle grandi imprese di costruzione e dei politici che le appoggiano: per questo ha subito aggressioni e detenzioni arbitrarie ed è attualmente agli arresti domiciliari. Due suoi figli sono in prigione con l'accusa di narcotraffico.

Oppositori politici e lavoratori dei media non sono solo sotto attacco. Sono anche sorvegliati attraverso un software di produzione israeliana, Pegasus. Ufficialmente il programma, che si insinua negli smartphone, è destinato a combattere terrorismo e delinquenza organizzata. Il governo Peña Nieto l'avrebbe però usato per controllare i telefoni della nota giornalista Carmen Aristegui, degli esperti inviati dalla Comisión Interamericana de Derechos Humanos a indagare sulla scomparsa dei 43 studenti di Ayotzinapa, del direttore dell'Instituto Mexicano para la Competitividad Juan Pardinas, promotore di una legge contro la corruzione. Lo scandalo, scoppiato in giugno dopo un articolo apparso su The New York Times, continua a far discutere e la lista degli intercettati si allunga: alla fine di agosto si sono aggiunti anche i nomi di due avvocati che si occupano della morte dell'antropologa Nadia Vera Pérez e del fotografo Rubén Espinosa Becerril. Vera ed Espinosa furono assassinati nel 2015 nella capitale insieme ad altre tre persone, dopo essere fuggiti dallo Stato di Veracruz in seguito alle minacce dell'allora governatore Javier Duarte. (6/9/2017)

In archivio 2017 altre notizie sul Messico:

Nasce il Concejo Indígena de Gobierno (29/5/2017)

Il paese più violento dopo la Siria (16/5/2017)

In piazza contro il gasolinazo (23/1/2017)

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato