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Venezuela, continua l'offensiva golpista

Da quando, agli inizi di aprile, gli antichavisti hanno dato il via a una nuova seconda ondata di azioni destabilizzanti, sulla falsariga di quanto avvenuto nel 2014, i morti sono già 75. Atti di violenza, saccheggi, incendi di edifici pubblici, distruzioni di autobus si susseguono quasi quotidianamente, ad opera di bande organizzate che agiscono con tattiche militari. I tentativi di dialogo sono falliti per l'atteggiamento intransigente dell'opposizione, all'interno della quale le frange estremiste hanno da tempo preso il sopravvento: l'obiettivo è quello di rendere ingovernabile il paese per giustificare un golpe (poco probabile però, data la lealtà finora dimostrata dalle forze armate alla Repubblica Bolivariana) o un intervento esterno di tipo "umanitario". Quanto alla maggioranza della popolazione, appare nettamente divisa in due: lo evidenziano le grandi manifestazioni contrapposte come quelle che il 19 aprile a Caracas hanno portato in piazza, da una parte e dall'altra, centinaia di migliaia di persone.

Alle tensioni interne si aggiungono le pressioni dei governi di destra del continente (Stati Uniti in testa), appoggiati dall'apparato mediatico internazionale. La tesi dominante su stampa e tv è quella di un esecutivo che risponde con la più brutale repressione al desiderio di libertà di un popolo. La realtà è ben diversa: la maggior parte delle vittime è costituita da sostenitori del presidente Maduro, talvolta linciati o dati alle fiamme, o da persone estranee agli scontri. Alle forze di polizia è proibito opporsi ai manifestanti con armi da fuoco, possono utilizzare solo idranti e lacrimogeni. Casi comprovati di violazione di queste norme sono stati puniti: tre membri della Guardia Nacional Bolivariana sono stati arrestati per aver sparato contro i dimostranti il 19 giugno, ferendo a morte un giovane.

Del piano destabilizzante fa parte anche il sabotaggio dell'economia. Gli strumenti sono molteplici: dalla speculazione realizzata sul cambio della divisa al mercato nero, al mancato approvvigionamento di beni di prima necessità attraverso cui si alimenta l'inflazione; dagli ostacoli frapposti alle transazioni monetarie con la conseguente scarsità di liquidi, al blocco bancario internazionale che strangola finanziariamente il paese. Senza contare che il Venezuela è già in crisi per il crollo del prezzo del petrolio. Di fronte all'incremento del debito estero crescono le voci che - contro la posizione ufficiale - chiedono la sospensione dei pagamenti e denunciano la sproporzionata mole degli interessi imposti dai creditori.

A tutto questo si aggiungono gli errori dell'esecutivo, ammessi dagli stessi sostenitori: troppe concessioni ai settori imprenditoriali nella speranza di attrarre investimenti, eccessivo burocratismo, apertura a grandi progetti di sfruttamento minerario contestati dagli ambientalisti. E c'è chi segnala un'eccessiva tolleranza verso i casi di corruzione, nonché la presenza di opportunisti all'interno del gruppo di potere. Errori che non giustificano la posizione di alcune frange del cosiddetto Chavismo Crítico, ad esempio Marea Socialista (organizzazione fino a poco tempo fa parte del Psuv), che vedono nella "deriva autoritaria" del governo Maduro il principale nemico da battere. In un articolo dal significativo titolo ¿Quién es el enemigo, camaradas de Marea Socialista?, Jorge Martin - che pur ha spesso disapprovato la politica dell'esecutivo - controbatte questa tesi: "Una cosa è criticare il governo e le sue politiche, altra cosa è ignorare che esiste un'offensiva controrivoluzionaria per abbatterlo che, lungi dal migliorare le cose, le peggiorerebbe all'ennesima potenza dal punto di vista della classe lavoratrice e del popolo. In questa battaglia non siamo neutrali. Non possiamo essere neutrali".

La spaccatura all'interno delle file chaviste riguarda anche la convocazione dell'Assemblea Costituente. Un duro attacco a questa iniziativa è venuto dalla procuratrice generale Luisa Ortega Díaz, da tempo in rotta di collisione con il chavismo ufficiale, tanto che il presidente Maduro l'ha accusata apertamente di "tradimento". Ortega ha presentato una serie di ricorsi davanti al Tribunal Supremo de Justicia: il capo dello Stato può proporre una nuova Constituyente - sostiene - ma tale proposta deve essere ratificata da un referendum popolare. Intanto il Venezuela bolivariano ha vinto una battaglia: il 47° vertice dell'Oea, che nelle intenzioni di Usa, Messico (paese ospitante) e alleati avrebbe dovuto portare a una condanna del governo di Caracas, si è concluso il 21 giugno a Cancún senza giungere a un accordo e senza che venisse approvata alcuna risoluzione. (23/6/2017)

In archivio 2017 altre notizie sul Venezuela:

Maduro convoca la Costituente (12/5/2017)

Crisi istituzionale e ingerenza Usa (28/4/2017)

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato