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Venezuela, finisce l'era della "presidenza" Guaidó

Con 72 voti a favore, 29 contrari e otto astensioni l'opposizione ha scritto la parola fine all'autoproclamata presidenza ad interim di Juan Guaidó. Lo hanno deciso il 30 dicembre i membri del vecchio Parlamento del 2015 (gli antichavisti non riconoscono il risultato delle consultazioni del 2020, dove hanno perso la maggioranza). La decadenza di Guaidó dal suo effimero ruolo č diventata effettiva il 5 gennaio: una conclusione ingloriosa, dopo quattro anni in cui non č riuscito a scalzare le autoritą legittime e si č solo contraddistinto per una serie di scandali e di ruberie.

Creato nel gennaio 2019, il governo provvisorio era stato riconosciuto da oltre cinquanta Stati, Usa in testa. Ma il vasto appoggio politico di cui inizialmente godeva č andato sempre pił diminuendo. Il riavvicinamento tra Caracas e Bogotį, dopo l'elezione del nuovo presidente colombiano Gustavo Petro, č proseguito in gennaio con l'inaugurazione del ponte Atanasio Girardot che unisce i due paesi e la riunione imprevista, nella capitale venezuelana, tra i due capi di Stato. "Un incontro ampio e molto fruttuoso", l'ha definito Maduro su Twitter. "Viva l'unione tra Colombia e Venezuela", gli ha fatto eco Petro.

Anche il Brasile ha riallacciato i rapporti con il governo bolivariano, dopo l'intermezzo del mandato di Bolsonaro. Lula aveva gią anticipato che questo sarebbe stato uno dei suoi primi provvedimenti e in occasione del suo insediamento č stato revocato il decreto che impediva l'entrata nel paese di Maduro e di altri funzionari venezuelani.

Da Washington non si č registrata alcuna reazione all'eliminazione della figura del "presidente incaricato", ma la crisi energetica provocata dal conflitto in Ucraina aveva indotto gią in marzo gli Stati Uniti a inviare a Caracas una delegazione per negoziare alternative al blocco delle forniture russe. In novembre l'amministrazione Biden, pur senza revocare le sanzioni, aveva autorizzato la Chevron a riprendere parzialmente l'attivitą di estrazione del petrolio in Venezuela.

La decisione statunitense era venuta dopo la ripresa del dialogo tra il governo Maduro e un settore dell'opposizione. L'incontro, avvenuto in Messico con la mediazione della Norvegia, aveva portato alla firma di un accordo in cui le parti si impegnavano ad attivarsi in tutti i modi per "ottenere i fondi legittimi della Repubblica che si trovano congelati nel sistema finanziario internazionale". Tali fondi saranno amministrati dalle Nazioni Unite e utilizzati per progetti sociali. L'accordo testimonia la spaccatura all'interno dei partiti antichavisti che pure cercheranno, attraverso le primarie, di presentare un candidato unico alle presidenziali del 2024. (8/1/2023)

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato