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Venezuela, nuovo fallimento di Guaidˇ

Continua l'offensiva statunitense contro il Venezuela in appoggio alle frange pi¨ estreme dell'opposizione. Dopo i ripetuti sabotaggi al sistema elettrico che hanno contrassegnato buona parte dei mesi di marzo e aprile, con pesanti ripercussioni sui trasporti, sulle comunicazioni e soprattutto sulla rete idrica, all'alba del 30 aprile Leopoldo Lˇpez, fino a quel momento agli arresti domiciliari, Ŕ comparso in un video insieme a Juan Guaidˇ e a poche decine di militari per incitare alla ribellione. Il video, sostenevano Lˇpez e Guaidˇ, era stato girato nell'importante base aerea de La Carlota. Il bluff Ŕ stato presto scoperto: la base Ŕ rimasta tutto il tempo in mano alle forze bolivariane e il piccolo gruppo di soldati e ufficiali che si era schierato a fianco dell'autoproclamato presidente Ŕ stato presto disperso con i gas lacrimogeni dalle truppe leali al governo. Visto il fallimento del piano eversivo, alcuni golpisti si sono rifugiati nell'ambasciata brasiliana, mentre Lˇpez e famiglia sono stati accolti nella residenza dell'ambasciatore spagnolo. Intanto il movimento chavista si era mobilitato: migliaia di persone si erano raccolte intorno a Miraflores per respingere il colpo di Stato.

Il giorno successivo trascorreva in una calma tesa: la manifestazione a favore del governo raccoglieva un'enorme adesione, dimostrando la capacitÓ di convocazione del chavismo, mentre l'opposizione appariva in forte crisi. In serata Trump, in un'intervista, ribadiva che nei confronti di Caracas restavano aperte "molte opzioni" e accusava Cuba e Russia di sostenere il presidente Maduro, che a suo dire stava perdendo il controllo della situazione. Per tutta risposta il 2 maggio il capo dello Stato venezuelano parlava agli alti comandi delle forze armate riuniti nel Fuerte Tiuna, una delle principali installazioni militari del paese, invitando alla battaglia "per la difesa della nostra dignitÓ, del nostro onore, del diritto a esistere della nostra Repubblica e della nostra identitÓ nazionale". Accanto a Maduro il ministro della Difesa Padrino Lˇpez, che smentiva cosý le voci secondo le quali era passato dalla parte di Guaidˇ.

Rimane l'interrogativo di fondo: come si Ŕ giunti a un'azione golpista cosý mal congegnata, destinata a sgonfiarsi in poco tempo? Nel tentativo di dare una spiegazione, John Bolton, consigliere per la Sicurezza Nazionale statunitense, ha affermato che vari dirigenti e ufficiali di alto livello si erano detti disponibili al golpe, ma poi non erano passati dalle parole ai fatti. Ed Elliot Abrams, rappresentante speciale per il Venezuela, Ŕ arrivato a dire che i chavisti con cui aveva negoziato "avevano spento i cellulari".

Se i progetti eversivi sono finora falliti, le sanzioni contro il Venezuela decise da Washington nell'agosto del 2017 e inasprite nel gennaio di quest'anno stanno devastando l'economia e provocando drammatiche conseguenze sugli strati pi¨ vulnerabili della popolazione, colpiti dalla ridotta disponibilitÓ di alimenti e farmaci. Lo rivela lo studio degli economisti statunitensi Mark Weisbrot e Jeffrey Sachs Economic Sanctions as Collective Punishment: The Case of Venezuela, reso noto in aprile. "Riteniamo che le sanzioni abbiano inflitto, e infliggano in maniera crescente, danni molto seri alla vita e alla salute umana, compresi oltre 40.000 decessi dal 2017-2018", scrivono gli autori. Tali sanzioni "rientrerebbero nella definizione di punizione collettiva della popolazione civile, come riportata sia nella convenzione internazionale di Ginevra che in quella dell'Aia, di cui gli Stati Uniti sono firmatari. Queste sanzioni sono illegali anche in base alla legge e ai trattati internazionali che gli Usa hanno sottoscritto e sembrerebbero violare la stessa legislazione statunitense". (3/5/2019)

In archivio 2019 altre notizie sul Venezuela:

Il fallimento di Guaidˇ (24/3/2019)

In marcia un tentativo di golpe (24/1/2019)

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato