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Nicolás Maduro rieletto presidente

Nicolás Maduro ha trionfato nelle presidenziali del 20 maggio con il 67,7% dei voti: il suo principale avversario Henri Falcón, un ex chavista passato alla destra e ora sostenitore della necessità di dollarizzare l'economia, si è fermato al 21,2%. L'affluenza alle urne ha superato di poco il 46%, una percentuale più bassa rispetto alle passate consultazioni, ma comunque in linea con la tendenza regionale. Un dato importante, visto che gran parte dell'opposizione aveva deciso di non presentare alcuna candidatura e di fare appello all'astensionismo.

La República Bolivariana ha dunque superato un'altra importante prova, sfidando il boicottaggio degli Stati Uniti, dei suoi alleati del Grupo de Lima e dell'Unione Europea, che si sono rifiutati di riconoscere il risultato delle urne. E questo nonostante la presenza di numerosi osservatori internazionali che hanno garantito la regolarità del voto: tra questi l'ex premier spagnolo Zapatero e l'ex presidente ecuadoriano Correa. Senza contare che il sistema in uso in Venezuela possiede tre forme di garanzia: al voto elettronico si aggiunge l'impronta digitale dell'elettore e un certificato cartaceo.

Alla vigilia delle elezioni Maduro aveva lanciato un appello a tutte le forze, perché avviassero "un grande dialogo di ricostruzione nazionale e di riconciliazione. Dobbiamo fare un accordo che ci permetta di recuperare l'attività economica. Deve essere un grande dialogo di perdono collettivo". Ma l'invito è caduto nel vuoto. Lo stesso Falcón, ancor prima del termine dello spoglio, ha dichiarato davanti ai media: "Questo processo elettorale manca di legittimità". Quanto all'opposizione più oltranzista, che si era ritirata all'ultimo momento dai colloqui con il governo optando per il boicottaggio (una decisione "ispirata" da Washington), ha definito la votazione del 20 maggio "una farsa" e respinto ogni ipotesi di trattativa. E Donald Trump ha imposto nuove sanzioni che peggioreranno la crisi economica in atto nel paese. Immediata la risposta di Caracas, che ha annunciato l'espulsione dell'incaricato d'affari, Todd Robinson, e del capo della sezione politica dell'ambasciata statunitense, Brian Naranjo, accusati di cospirazione.

Il Venezuela è sottoposto da tempo a una vera e propria guerra economica: la speculazione e l'accaparramento dei beni di prima necessità hanno fatto aumentare in maniera vertiginosa l'inflazione e crescere il valore del dollaro. A farne le spese sono soprattutto salari e pensioni. Per risolvere i problemi di liquidità e aggirare le restrizioni Usa, il governo di Caracas ha emesso in febbraio una moneta digitale, il petro, sostenuto dalle riserve petrolifere del paese. In marzo però un decreto della Casa Bianca ha proibito a cittadini e imprese statunitensi qualsiasi operazione con questa criptovaluta. (23/5/2018)

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La destra del continente all'attacco del Venezuela (15/4/2018)

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a cura di Nicoletta Manuzzato