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Venezuela, dalla Costituente al voto del 15 ottobre

Con il voto del 15 ottobre, in cui ha eletto 18 governatori su 23, il chavismo si conferma la forza dominante nel paese, affermandosi in Stati importanti e densamente popolati come Miranda, Lara, Carabobo e Aragua. Perde però nelle zone al confine con la Colombia, un'area calda dove sono forti le incursioni delle bande paramilitari e dove è fiorente il contrabbando che provoca gravi danni economici. E come sottolinea il politologo argentino Atilio Boron, "lì si annidano settori animati da un forte spirito secessionista che, se le condizioni interne si deteriorassero, potrebbero convertirsi in una fondamentale testa di ponte per facilitare un intervento straniero in Venezuela".

La coalizione d'opposizione Mud (Mesa de la Unidad Democrática) conquista due Stati in più rispetto alle precedenti consultazioni, ma registra una flessione di circa tre milioni di voti. Per questo ha subito gridato ai brogli, senza comunque apportare alcuna prova e contro l'opinione degli osservatori internazionali. Va inoltre segnalato che nello Stato di Zulia saranno convocate nuove consultazioni: il governatore eletto, l'antichavista Juan Pablo Guanipa di Primero Justicia, si è rifiutato di prestare giuramento davanti all'Anc, l'Asamblea Nacional Constituyente da lui ritenuta illegittima, e non ha potuto perciò prendere possesso della sua carica. La scelta degli altri quattro governatori dell'opposizione, appartenenti al partito Acción Democrática, di sottostare al giuramento ha provocato una rottura all'interno della Mud: l'ex candidato presidenziale Henrique Capriles ha annunciato il suo ritiro dalla coalizione, in segno di protesta contro quello che considera un tradimento.

L'opposizione del resto si era già divisa in settembre sulla decisione di accettare un nuovo contatto con il governo, come più volte sollecitato da Nicolás Maduro. I colloqui, tenutisi in settembre a Santo Domingo con la mediazione dell'ex capo del governo spagnolo, Rodríguez Zapatero, e del presidente dominicano Danilo Medina, non sono comunque andati oltre la fase esploratoria.

Più unito sul piano politico appare il fronte bolivariano, che il 30 luglio aveva vinto la grande scommessa con l'elezione dell'Asamblea Constituyente: oltre otto milioni di votanti (il referendum antigovernativo convocato dall'opposizione due settimane prima era arrivato, secondo gli organizzatori, a cinque milioni). Il 30 luglio è stato detto un chiaro no alla violenza - che da aprile aveva provocato 125 morti - ed è stata sconfitta la strategia destabilizzante della Mud. Falliti anche i tentativi apertamente golpisti: a fine giugno l'attacco con lancio di granate da un elicottero contro l'edificio del Tribunal Supremo de Justicia, in agosto l'assalto al Fuerte Paramacay a Valencia da parte di militari in rivolta. La Costituente ora sessiona a pieni poteri, sotto la presidenza dell'ex ministra degli Esteri Delcy Rodríguez.

L'amministrazione Maduro deve però far fronte alla pesante crisi economica, aggravata dalle sanzioni imposte da Washington in agosto, che non colpiscono più singoli funzionari governativi, ma tutto il paese. Le autorità cercano di controbattere il continuo rialzo dei prezzi con periodici aumenti salariali e attraverso il programma Clap (Comité Local de Abastecimiento y Producción), che cura la distribuzione di alimenti nei quartieri popolari. Dalla Russia Nicolás Maduro ha inoltre ottenuto una proroga nel pagamento del debito, cui il Venezuela in questo momento non è in grado di far fronte.

Non si arresta intanto l'offensiva orchestrata dalla destra continentale contro la Rivoluzione Bolivariana. Dalla nuova sospensione "a tempo indeterminato" del Venezuela dal Mercosur, votata il 5 agosto da Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay per "rottura dell'ordine democratico", alla Declaración de Lima di tre giorni dopo, con cui undici paesi latinoamericani e il Canada hanno dichiarato di considerare illegittima l'Asamblea Constituyente, alle minacce di Trump che ha ventilato la possibilità dell'invio di truppe statunitensi. Per non parlare della politica apertamente di parte dell'Organización de los Estados Americanos: in ottobre il segretario generale dell'Oea, Luis Amagro, ha avallato l'insediamento di un Tribunal Supremo de Justicia "in esilio", designato dall'opposizione. (26/10/2017)

In archivio 2017 altre notizie sul Venezuela:

Continua l'offensiva golpista (23/6/2017)

Maduro convoca la Costituente (12/5/2017)

Crisi istituzionale e ingerenza Usa (28/4/2017)

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato