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L'Argentina di Milei cancella le conquiste sindacali

Una cancellazione di conquiste ottenute con decenni di lotte dei lavoratori. La Ley de modernización laboral approvata il 27 febbraio dal Senato (la Camera aveva già detto sì la settimana precedente) è stata promulgata il 6 marzo dal presidente Milei nonostante le grandi manifestazioni e le proteste di tutto il mondo sindacale. La riforma prevede la riduzione degli indennizzi per licenziamento, consente il pagamento in beni o servizi anziché in denaro, concede al datore di lavoro il diritto di scegliere il periodo di ferie, limita il diritto di sciopero nei servizi pubblici e permette giornate di lavoro fino a 12 ore senza pagamento di straordinari, ma solo con la compensazione di "ore libere da concordare". Limita inoltre la portata dei contratti collettivi e le libertà sindacali. Un grave attacco ai diritti collettivi e individuali e una violazione dei principi costituzionali, afferma in un comunicato la Cgt, la Confederación General del Trabajo, che ha presentato un ricorso davanti alla giustizia.

Mobilitazioni e scioperi generali si sono susseguiti fin da dicembre, segnando il percorso parlamentare di questa legislazione regressiva, che viene incontro alle richieste del Fondo Monetario Internazionale. Le pariole d'ordine contro la riforma del lavoro sono echeggiate a Buenos Aires e in altre 25 città sabato 7 febbraio, nella massiccia Marcha del Orgullo Antifascista y Antirracista promossa da diverse organizzazioni del collettivo Lgbtiq+. Il mercoledì successivo, alle migliaia di persone scese in piazza per respingere la riforma, il governo ha risposto con una violenta repressione e con la denuncia di terrorismo a carico di 17 dimostranti. Città militarizzate ed estrema violenza hanno caratterizzato anche lo sciopero generale convocato dalla Confederación General del Trabajo il 19 febbraio, che ha registrato un'adesione del 90% e ha paralizzato il trasporto pubblico. Lo stesso copione repressivo si ripete da tempo, con brutali attacchi ad anziane e anziani che ogni mercoledì protestano davanti al Congresso per ottenere aumenti alle loro misere pensioni. Neppure la stampa viene risparmiata: sotto il governo Milei sono 150 i giornalisti e fotografi rimasti feriti mentre documentavano l'operato delle forze di polizia.

All'inizio dell'anno Milei aveva emesso un "decreto di necessità e urgenza" volto a creare "un servizio di intelligence con un'operatività simile a un gruppo parapoliziesco, mettendo a rischio tutte le garanzie costituzionali - ha spiegato a La Jornada la presidente dell'Asociación Americana de Juristas, Claudia Roca - l'Argentina non è un paese in conflitto o in guerra, che meriti in qualche modo le violazioni di tutte le norme e convenzioni internazionali". Contro il decreto si sono espresse diverse organizzazioni, dalle Madres e dalle Abuelas de Plaza de Mayo al Servicio de Paz y Justicia presieduto dal Premio Nobel per la Pace Adolfo Pérez Esquivel. (7/3/2026)

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato