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Brasile, Javier Milei e l'amministrazione Trump all'attacco di Lula Con l'avvicinarsi delle presidenziali di ottobre, Lula da Silva è bersaglio di un attacco su più fronti. Da una parte Javier Milei, che non si è limitato a recarsi a São Paulo il 25 luglio per partecipare a un'iniziativa in appoggio alla candidatura di Flávio Bolsonaro, ma nelle sue dichiarazioni ha definito Lula "corrotto" e "galeotto", sostenendo che la sua liberazione dal carcere si deve solo a "un errore amministrativo". "Una provocazione senza precedenti nella storia di oltre duecento anni di relazioni bilaterali", così il ministro degli Esteri di Brasilia, Mauro Vieira, ha definito il comportamento del presidente argentino. In seguito a queste e ad altre offese al capo dello Stato, il Brasile ha deciso che a guidare la sede diplomatica a Buenos Aires rimarrà solo un incaricato d'affari. Nel frattempo gli Stati Uniti hanno revocato il visto dell'ambasciatrice brasiliana negli Usa, Maria Luiza Viotti, come ritorsione per il ritardo di Brasilia nel concedere il beneplacito al rappresentante designato da Washington, e hanno lanciato un nuovo pacchetto di dazi contro i prodotti della nazione sudamericana. L'amministrazione Trump teme, nel caso di una rielezione di Lula, il rafforzamento dei rapporti del Brasile con il Messico (basti pensare al recente rilancio della Comisión Binacional tra i due paesi e alla cooperazione tra Petrobras e Pemex), la continuità del Mercosur e una crescente importanza dei Brics sul piano internazionale. Nonché il diffondersi del Pix come strumento di pagamento istantaneo gestito dal Banco Central e alternativo al sistema Swift. Agli inizi di agosto, in occasione del lancio ufficiale della sua candidatura durante l'assemblea nazionale del Partido dos Trabalhadores, Lula aveva annunciato l'intenzione, in caso di vittoria, di investire di più nella difesa: "Voglio essere preparato perché nessuno invada il paese per sequestrare il presidente", aveva detto. Un chiaro riferimento a quanto accaduto in Venezuela. Il pericolo di un intervento statunitense nel voto brasiliano del resto non è da scartare, anzi - secondo Jana Silverman, docente di Relazioni Internazionali presso l'Universidade Federal do ABC, intervistata da Carta Capital - sta già avvenendo. "È cominciata con il primo round di dazi l'anno scorso, imposto per ragioni politiche e non commerciali o economiche. Naturalmente anche il nuovo round solleva questioni altamente politicizzate, sottolineando la posizione dell'amministrazione Trump secondo cui: 'rifiutiamo questo governo e vogliamo vedere un cambiamento'. Lo abbiamo visto, per esempio, settimane fa con il tentatido del Dipartimento di Stato di inviare 'esperti' per cominciare a mettere in discussione la validità del sistema elettorale brasiliano. Grazie all'astuzia del presidente Lula e dell'équipe di Itamaraty, a queste persone è stato negato il visto. Ma questo è solo uno dei diversi tentativi che vedremo". (13/8/2026) Precedente articolo sul Brasile: Condannati i mandanti dell'assassinio di Marielle Franco
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cura di Nicoletta Manuzzato |