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Colombia, il nuovo governo di fronte al terremoto

Il 10 agosto un terremoto di magnitudo 7,4 ha colpito la Colombia, in particolare i dipartimenti di Valle del Cauca, Chocó e Cauca sulla costa del Pacifico e quelli di Risaralda, Caldas e Quindío nel cosiddetto Eje Cafetero. Si contano quasi 300 morti, oltre 4000 feriti e migliaia di abitazioni distrutte. Il sisma ha trovato totalmente impreparato l'esecutivo di Abelardo de la Espriella, che si era negato al processo di passaggio delle consegne con l'amministrazione uscente di Gustavo Petro. Il nuovo presidente si è dunque limitato ad annunciare misure di emergenza che però finora non si sono concretizzate e ha accettato squadre di soccorso internazionali solo quando provenienti da governi di ultradestra (Ecuador, El Salvador, Stati Uniti, Israele), rifiutando l'arrivo dell'équipe messicana, tra le più preparate della regione, perché sprovvista di "certificazione". Nel frattempo non ha trovato di meglio che distribuire palloni con la scritta "Defensores de la patria" alla popolazione di Quibdó, una delle città più devastate. "Hanno confuso un'emergenza umanitaria con una partita di calcio", ha scritto Petro in un post, mostrando un video con la protesta dei terremotati.

Nel pieno della tragedia nazionale, inoltre, De la Espriella ha autorizzato truppe Usa a realizzare manovre contro il narcoterrorismo in territorio colombiano violando la Costituzione, che assegna solo al Congresso la facoltà di consentire l'ingresso di militari stranieri nel paese. La decisione non è stata annunciata né dal presidente, né dal suo ministro della Difesa, che l'11 e il 12 agosto si trovava a Panama per la riunione dello Scudo delle Americhe, ma dal ministro della Guerra statunitense, Pete Hegseth. Non solo: il giorno stesso del terremoto, mentre arrivavano le prime notizie del disastroso effetto delle scosse, il Ministero degli Esteri pubblicava due comunicati. Nel primo si riconosceva la sovranità israeliana sulle Alture del Golan (appartenenti alla Siria, ma occupate da Tel Aviv). Nel secondo la sovranità del Marocco sul Sahara Occidentale, rompendo le relazioni con la Repubblica Saharaui. (17/8/2026)

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a cura di Nicoletta Manuzzato