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La Colombia impegnata in una battaglia dei dazi con l'Ecuador Si intensifica la battaglia dei dazi tra Colombia ed Ecuador. La disputa aveva avuto inizio il 21 gennaio, quando il presidente ecuadoriano Noboa aveva annunciato l'imposizione di una tassa del 30% sui prodotti colombiani, con il pretesto di recuperare i costi della sicurezza alla frontiera, che il paese vicino avrebbe trascurato. Come risposta, Bogotį aveva deciso di sospendere la vendita di energia elettrica a Quito. A fine febbraio l'Ecuador annunciava l'incremento della tassa al 50%, aumentata poi al 100% (scatterą il primo maggio), come ritorsione alla richiesta di Gustavo Petro di liberare l'ex vicepresidente, nazionalizzato colombiano, Jorge Glas, considerato prigioniero politico. A questo ulteriore scatto, Petro ha affermato che si limiterą a dazi "intelligenti", senza seguire l'Ecuador nel folle aumento. Dietro questa controversia c'č naturalmente lo scontro politico tra il conservatore Noboa, stretto alleato di Trump, e il progressista Petro. Contro quest'ultimo la destra ha sempre cercato di alimentare voci sulla sua presunta vicinanza con i narcotrafficanti. In marzo il giornale El Espectador, riportando un articolo del New York Times, ha sostenuto che contro il presidente colombiano sono state aperte negli Stati Uniti due indagini, per presunte riunioni con esponenti del crimine organizzato che avrebbero finanziato la sua campagna elettorale. Tutto falso naturalmente: un tentativo di squalificare fin dall'inizio quello che sarą il candidato del Pacto Histórico, Ivįn Cepeda, alle elezioni di fine maggio. Del resto Petro č stato spesso nel mirino dei narcos: l'ultimo attentato č avvenuto in febbraio, mentre viaggiava in elicottero. A conferma dell'importanza della figura del primo presidente di sinistra del paese, le consultazioni che si sono tenute l'8 marzo hanno visto il Pacto Histórico imporsi come la prima forza politica del Congresso. (14/4/2026)
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cura di Nicoletta Manuzzato |