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Cuba sotto assedio "Una minaccia inusuale e straordinaria alla sicurezza nazionale" (le stesse parole usate nel 2015 da Obama contro il Venezuela): così Donald Trump ha definito il governo cubano. L'isola "ospita e coopera con paesi e attori considerati ostili agli Stati Uniti, comprese Russia e Cina" e appoggia "politiche che possono destabilizzare l'emisfero occidentale". Accuse che suonano ridicole, ma le cui conseguenze sono tragiche. Dopo aver aggredito il Venezuela, Trump ha firmato il 29 gennaio un ordine esecutivo che impone la cessazione totale dell'aiuto petrolifero e finanziario che Caracas garantiva all'Avana. L'obiettivo è provocare un cambiamento di regime attraverso lo strangolamento dell'economia. Non è solo la produzione a soffrirne: la mancanza di combustibile mette in crisi l'approvvigionamento idrico e il funzionamento degli ospedali, dagli apparecchi per la dialisi alle incubatrici dei neonati alla conservazione dei vaccini. "Cuba non potrà sopravvivere", ha dichiarato con cinismo il presidente Usa alla stampa. "Questa nuova misura evidenzia la natura fascista, criminale e genocida di una cricca che ha sequestrato gli interessi del popolo statunitense a fini puramente personali", ha commentato.il presidente Díaz-Canel, che in un altro intervento ha invitato la comunità internazionale a decidere "se permetterà che un crimine come quello che si sta commettendo oggi contro Cuba, e che si può commettere contro qualsiasi altra nazione del mondo, è ciò che avremo come futuro per l'umanità", ponendo come alternativa "una lotta per la solidarietà, la cooperazione, la sovranità, il multilateralismo e il rispetto dei diritti di tutti". Intanto la situazione sull'isola, che già vede apagones quotidiani che durano ore, è destinata ad aggravarsi con la minaccia di Washington di imporre dazi a qualunque paese osi fornire petrolio a Cuba. Il governo ha deciso di razionare il combustibile e di dare priorità al telelavoro e alle lezioni online come misure di emergenza. Ed è stato rinviato a data da destinarsi il principale appuntamento letterario, la 34ª Feria Internacional del Libro de La Habana, che si doveva tenere dal 12 al 22 febbraio. Cominciano anche ad attivarsi le prime operazioni di solidarietà. Il Messico, che il 5 gennaio aveva inviato un bastimento carico di greggio, ha deciso di proseguire gli aiuti umanitari (due navi con oltre 800 tonnellate di alimenti e altri prodotti di base sono giunte il 12 febbraio nel porto dell'Avana), cercando poi "attraverso tutte le vie diplomatiche" il modo per riprendere le spedizioni di combustibile. Il governo cileno (ancora guidato da Gabriel Boric) ha annunciato l'intenzione di inviare aiuti attraverso il Fondo Chile contro el Hambre y la Pobreza. La Cina non ha risparmiato le critiche all'ordine esecutivo di Trump. Pechino appoggia fermamente Cuba nella difesa della sua sovranità e sicurezza nazionale e "si oppone con forza a qualsiasi azione e pratica inumana che privi il popolo cubano dei suoi diritti alla sussistenza e allo sviluppo", ha affermato il portavoce del Ministero degli Esteri. E il ministro degli Esteri russo, Lavrov, ha ribadito la posizione di Mosca: "È inammissibile esercitare pressione economica e usare la forza" contro l'isola, alla quale "ci uniscono solide relazioni di amicizia, comprensione mutua e solidarietà". L'Ufficio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha avvertito che, con queste sanzioni, gli Stati Uniti violano la Carta dell'Onu e il diritto internazionale. (13/2/2026) Articolo precedente su Cuba: Dalle Nazioni Unite nuovo no al bloqueo
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a cura di Nicoletta Manuzzato |