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Cuba tra riforme economiche e sanzioni Usa Il 26 luglio Cuba ha celebrato il Día de la Rebeldía Nacional, l'anniversario (il 73°) dell'assalto al Cuartel Moncada, la prima azione dei guerriglieri contro la dittatura di Batista. Quell'atto segnò l'inizio della Rivoluzione che porterà, pochi anni più tardi, a cambiare radicalmente la vita dell'isola e diventerà punto di riferimento per i movimenti di liberazione latinoamericani e africani. Parlando a Pinar del Río, il presidente Díaz-Canel ha denunciato il bloqueo imposto da Washington, "un'arma di guerra" con cui gli Stati Uniti sperano di provocare "una rivolta sociale con l'unico proposito di imporre governi vicini agli interessi imperiali". La nostrra risposta "è l'inventiva, la creatività e, pur se può molestarli, anche l'allegria - ha aggiunto - La risposta ai tentativi mai abbandonati di isolarci e dividerci è l'unità. L'audacia che ci ha lasciato in eredità il Moncada ci obbliga a non aver paura dei cambiamenti, ma in nome dell'ideale supremo di quanti caddero allora e di quanti hanno dato tutto nel corso di questi anni, le trasformazioni economiche devono essere guidate da un principio fondamentale: il maggior grado di giustizia sociale". Tre giorni dopo il governo ha ufficializzato l'apertura ai privati di ampi settori dell'economia (stazioni di servizio, farmacie ed energie rinnovabili), mentre verrà resa più flessibile la partecipazione all'importazione, al commercio all'ingrosso e allo sfruttamento petrolifero. Si tratta dell'attuazione delle importanti misure di riforma approvate in giugno dall'Asamblea Nacional del Poder Popular. Sanità, istruzione, sicurezza e difesa rimarranno sotto controllo statale. Intanto l'offensiva di Washington non si ferma. "L'assalto di Cuba agli Stati Uniti non è mai stato, nelle sue radici, una disputa di politica economica o di sovranità e neppure su chi è padrone di un particolare territorio. È stata una rivoluzione contro la stessa civiltà occidentale, realizzata in parte con il metodo innovativo e insidioso di persuadere i figli dell'Occidente a rivoltarsi contro la propria eredità culturale", si legge in un recente rapporto del Dipartimento di Stato, in cui si accusa l'Avana di sostenere una "campagna di sovversione contro gli Usa". E il segretario di Stato, Marco Rubio, è giunto a sostenere che Cuba si è infiltrata nei più alti livelli del governo di Washington per reclutare attivisti e appoggiare il "terrorismo di sinistra in territorio statunitense". Migliaia di container destinati a Cuba sono bloccati nei porti del Mar dei Caraibi per volere di Washington. E la Casa Bianca ha annunciato contro l'isola l'ennesimo pacchetto di sanzioni, che colpiscono tre imprese del settore energetico e altre quattro associate al conglomerato militare Gaesa. Ma soprattutto viene presa di mira la rete di brigate mediche all'estero: le sanzioni sono dirette infatti contro l'Unidad Central de Cooperación Médica, la sua direttrice Gretza Sánchez Padrón, la Comerciailizadora de Servicios Médicos Cubanos e il ministro della Salud Pública José Angel Portal Miranda. Obiettivo dichiarato: limitare "l'accesso del regime cubano a fondi illeciti, compresi quelli ottenuti con lo sfruttamento del personale medico". Netta la risposta del ministro degli Esteri dell'Avana, Bruno Rodríguez, che ha sottolineato come l'attacco alla cooperazione medica cubana, un servizio "umano e solidale" riconosciuto internazionalmente, equivalga a "un'aggressione contro il diritto all'accesso ai servizi sanitari per centinaia di migliaia di persone nel mondo". (30/7/2026)
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a cura di Nicoletta Manuzzato |