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Cuba tra dialogo e attacchi

In un messaggio televisivo trasmesso il 13 marzo Díaz-Canel ha confermato l'esistenza di riunioni bilaterali tra funzionari dell'Avana e rappresentanti del governo di Washington per "cercare soluzioni attraverso il dialogo" alle divergenze tra i due paesi. Questi incontri - ha spiegato il presidente cubano - si realizzano seguendo la politica storica della Rivoluzione e "sulla base dell'uguaglianza, della sovranità e dell'autodeterminazione". Il giorno successivo Díaz-Canel è intervenuto sui disordini avvenuti nella città di Morón, riconoscendo l'esistenza di un malessere sociale per i continui apagones e la scarsità di alimenti, ma assicurando che "non ci sarà impunità" per gli atti di violenza commessi. Nel corso delle proteste un gruppo di manifestanti aveva lanciato pietre contro la sede del Comitato Municipale del Partido Comunista, trascinando poi all'esterno alcuni mobili dell'edificio per darli alle fiamme.

Intanto non accenna a fermarsi l'offensiva della Casa Bianca contro l'isola. Nel corso del vertice di Doral del 7 marzo, in cui Donald Trump ha lanciato lo Scudo delle Americhe, non è mancato l'accenno a Cuba. "Molti di voi - queste le parole del presidente Usa - sono venuti oggi e hanno detto: 'Spero che possiate occuparvi di Cuba', perché hanno problemi con Cuba, vero? Sono rimasto sorpreso, ma quattro di voi hanno detto: 'Potreste farci un favore? Occupatevi di Cuba'. Io mi impegno, d'accordo?" In quell'incontro erano presenti la prima ministra di Trinidad and Tobago Kamla Persad-Bissessar, che ha appoggiato gli attacchi Usa alle imbarcazioni di presunti narcotraficanti e ha dato appoggio logistico all'aggressione del 3 gennaio contro il Venezuela; il domincano Abinader, che a fine 2025 ha ceduto agli Usa parte della base aerea di San Isidro e dell'aeroporto Las Américas in funzione antivenezuelana e anticubana; l'honduregno Asfura, che tra le prime misure dopo l'insediamento ha posto fine all'accordo grazie al quale medici e infermieri cubani prestavano assistenza nelle zone più povere e isolate; Irfaan Alí della Guyana, che ha chiuso con le brigadas médicas pretendendo di cambiare i termini dell'accordo. La scelta di rinunciare al personale sanitario inviato dall'Avana è stata presa, dietro esplicita pressione statunitense, anche dai governi del Guatemala, della Giamaica, di Antigua and Barbuda, delle Bahamas.

E mentre Trump continua a proferire minacce ("Credo veramente che avrò l'onore di prendere Cuba in qualche modo", ha detto, per poi chiarire: "Intendo dire liberarla oppure occuparla") i colloqui proseguono e l'Avana, strangolata dall'assedio e dalla mancanza di petrolio, è costretta a dare segni di apertura. Dopo la decisione di liberare 51 detenuti, "nello spirito di buona volontà e di stretti e fluidi rapporti" con il Vaticano, in campo economico è stato pubblicato un decreto che consente la creazione di società miste tra imprese pubbliche e settore privato, attraverso una nuova figura: la Sociedad de Responsabilidad Limitada Mixta. Ed è allo studio la possibilità, per i cubani residenti all'estero, di investire in imprese private sull'isola.

Nel frattempo hanno confessato i cinque arrestati dopo uno scontro a fuoco nelle acque territoriali cubane il 25 febbraio: intendevano sbarcare sull'isola per compiere attentati. Erano in dieci a bordo dell'imbarcazione registrata in Florida: all'ordine di identificarsi avevano aperto il fuoco ferendo il comandante della guardia costiera. Gli agenti avevano risposto uccidendo quattro attaccanti e ferendo gli altri (uno di questi morirà in seguito). Come ha spiegato il presidente Díaz-Canel in un intervento televisivo il gruppo, formato da emigrati cubani, progettava "un'infiltrazione armata con scopi terroristici, finanziatra e organizzata dal territorio degli Stati Uniti". (17/3/2026)

 

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a cura di Nicoletta Manuzzato