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Perù, le forze armate assumeranno il controllo della sicurezza Keiko Fujimori ha prestato giuramento il 28 luglio, insediandosi nella più alta carica dello Stato. L'inizio del suo primo discorso come presidenta è stato però ritardato dalla protesta di una quarantina di deputati e senatori dell'opposizione, che hanno innalzato fotografie con i volti delle vittime dei crimini di Stato e hanno poi abbandonato il Congresso, raggiungendo Plaza San Martín. Qui si erano radunati i familiari delle persone assassinate dalla dittatura fujimorista e dagli ultimi governi, controllati dalla coalizione di estrema destra che deteneva la maggioranza parlamentare. Quanti si sono macchiati di crimini di lesa umanità durante il regime del padre Alberto hanno beneficiato di prescrizioni e amnistie e i magistrati che, in nome della Costituzione e degli obblighi internazionali dello Stato, si sono rifiutati di applicare tali leggi sono oggetto di procedimenti disciplinari. Prendendo la parola, Keiko ha annunciato subito una politica di mano dura. Come provvedimento immediato, le forze armate assumeranno il controllo della sicurezza e dell'ordine pubblico nelle aree dichiarate in stato d'emergenza, coordinandosi con la Policia Nacional. "Affinché compiano con fermezza la loro missione", la presidente ha garantito alle forze di sicurezza "appoggio politico". Del resto, in base alla legge promulgata il 20 luglio dal Congresso controllato dal fujimorismo, tutti i reati commessi da poliziotti o soldati nell'esercizio delle loro funzioni risponderanno alla giustizia militare-poliziesca: in pratica la certezza dell'impunità. La legge è retroattiva e dunque riguarderà anche i casi dei manifestanti assassinati dalla repressione del governo Boluarte. Per ingraziarsi parte della popolazione, la nuova presidente ha poi promesso un aumento del 15% del salario minimo e un bonus una tantum per le piccole imprese. Si è poi scagliata contro la corruzione con parole accese, ma che sono suonate false visti i tanti casi in cui è stata implicata e da cui si è salvata con opportune leggi. Infine ha invitato alla riconciliazione nazionale, ma senza mai pronunciare la parola giustizia. Alla cerimonia di investitura hanno partecipato, oltre al re di Spagna Felipe VI, il presidente argentino Milei, il cileno Kast, il boliviano Paz, l'ecuadoriano Noboa, il paraguayano Peña, l'honduregno Asfura, il panamegno Mulino. Unico capo di Stato estraneo alla destra regionale, l'uruguayano Orsi. SCARCERATO L'EX PRESIDENTE OLLANTA HUMALA. L'ex presidente Ollanta Humala è stato scarcerato grazie all'annullamento, da parte del Tribunal Constitucional, del processo che nel 2025 lo aveva condannato a 15 anni di prigione per riciclaggio del denaro ricevuto dall'impresa brasiliana Odebrecht per le sue campagne elettorali. I magistrati hanno sentenziato che il finanziamento di terzi non costituiva reato all'epoca in cui Humala era candidato presidenziale. La stessa motivazione aveva portato mesi fa al proscioglimento di Keiko Fujimori, indagata per lo stesso reato. Se Humala è ora libero, rimane in cella invece Pedro Castillo, nonostante le conclusioni del Gruppo di Lavoro del Consiglio per i Diritti Umani dell'Onu, secondo il quale la detenzione del deposto presidente fu "arbitraria", priva di base legale e non rispettò le garanzie fondamentali del giusto processo. Lo Stato peruviano - questo il parere, non vincolante, del Gruppo di Lavoro - deve dunque disporne la scarcerazione immediata. (1/8/2026)
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cura di Nicoletta Manuzzato |