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Nuovo cambio della guardia in Perù Dal 18 febbraio il Perù ha un nuovo presidente, il parlamentare José María Balcázar. Sostituisce José Jerí, destituito dal Congresso dopo soli quattro mesi perché accusato di contratti irregolari e di aver favorito gli interessi di alcuni imprenditori con i quali si era riunito in segreto (era circolata una sua foto mentre di sera si recava a un incontro in un ristorante cinese, con un cappuccio in testa per non farsi riconoscere). Il suo successore appartiene a Perú Libre, il partito che aveva portato Castillo al governo. Formalmente di sinistra, questa formazione ha finito per allearsi con il fujimorismo. Il leader di Pl, Vladimir Cerrón, su cui pende un mandato di cattura per corruzione, ha dichiarato che la sua priorità è combattere "la sinistra moderata" e che per questo non teme di appoggiarsi all'estrema destra. Anche il passato di Balcázar non è certo esemplare. Nel suo ruolo di giudice liberò nel 2003 due imprenditori dei media accusati di aver accettato tangenti per appoggiare la dittatura di Fujimori (la sentenza venne in seguito annullata). Ha un procedimento penale in corso per appropriazione indebita dei fondi del Colegio de Abogados di Lambayaque, Colegio dal quale fu espulso nel 2022, e un'altra causa penale per aver tentato di negoziare la chiusura del primo procedimento promettendo all'ex procuratrice generale Patricia Benavides il suo voto nel Congresso. Forti critiche ha ricevuto per essersi opposto a una legge contro il matrimonio infantile e per aver difeso i rapporti sessuali di adulti con ragazze minorenni. Resterà in carica fino alle elezioni presidenziali e legislative, previste per il 12 aprile. La destituzione di Jerí non ha comunque suscitato grande rammarico nella popolazione. La sua gestione era cominciata con lo spiegamento dell'esercito nelle strade e la dichiarazione dello stato d'emergenza dopo la grande manifestazione contro la sua nomina che si era tenuta a Lima (il violento attacco della polizia contro il corteo aveva provocato un morto e oltre cento feriti). In novembre era scoppiato il caso di Betssy Chávez, ex prima ministra di Castillo, in detenzione preventiva dal 2023 sotto l'accusa di complicità con l'ex capo dello Stato e liberata nel settembre 2025 (attualmente è rifugiata nell'ambasciata messicana). La concessione dell'asilo diplomatico a Chávez da parte di Città del Messico ha portato alla rottura delle relazioni tra i due paesi e il Congresso peruviano ha dichiarato la presidente Sheinbaum persona non grata. Sempre in novembre il fujimorismo ha portato a termine la sua vendetta contro chi aveva osato opporsi all'autoritarismo della sua maggioranza parlamentare. L'ex presidente Martín Vizcarra è stato condannato a 14 anni di prigione per corruzione, in base a fatti che sarebbero avvenuti quando era governatore del dipartimento di Moquegua. Undici anni, cinque mesi e quindici giorni la sentenza contro Pedro Castillo, per aver tentato di chiudere il Congresso che intendeva destituirlo (e che poi lo depose pur non contando sul numero di voti necessario). Condannati anche tre suoi ministri, tra cui Betssy Chávez. "Una farsa": così Castillo ha definito il processo. (19/2/2026) Articolo precedente sul Perù: Nuovo presidente, vecchia repressione
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Latinoamerica-online.it a
cura di Nicoletta Manuzzato |