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Messico

Verso la quarta trasformazione

"Oggi non inizia solo un nuovo governo, oggi comincia un cambiamento di regime politico. A partire da ora si avvierà una trasformazione politica e ordinata, ma al tempo stesso profonda e radicale". Con queste parole, pronunciate alla Camera il primo dicembre all'atto dell'insediamento, Andrés Manuel López Obrador ha indicato che il suo governo intende voltare pagina, dando il via a quella quarta trasformazione del paese (dopo la lotta per l'indipendenza, le riforme in senso laico e modernizzatore di Benito Juárez, la Rivoluzione del 1910) che aveva promesso in campagna elettorale. Non lo aspetta un compito facile. La guerra al narcotraffico, scatenata dalla presidenza Calderón, ha portato a quasi 200.000 omicidi solo nel sessennio di Peña Nieto, mentre i poteri dei cartelli della droga si sono estesi a tutto il territorio nazionale. Nel macabro elenco dei caduti figurano numerosi leader comunitari: tra le ultime vittime Julián Carrillo, difensore della sierra tarahumara, e Noel Castillo, del Comité por la Defensa de los Derechos Indígenas di Oaxaca, assassinati in ottobre. Moltissimi anche i giornalisti, tanto che il Messico è considerato uno dei paesi più pericolosi per questa professione. Proprio il giorno dell'insediamento è stato trovato il corpo senza vita di Jesús Alejandro Márquez Jiménez, direttore del settimanale Orión Informativo ed ex candidato di Morena a regidor del municipio di Tuxpan. segue

La vittoria di Bolsonaro

Il Brasile dopo le elezioni

A un mese dall’accesso del candidato di estrema destra Jair Bolsonaro alla presidenza della Repubblica in Brasile bisogna riprendere la riflessione su quanto accaduto e sul "che fare?" richiesto dal momento. Essendo ben consci che non si tratta di una questione interna brasiliana, ma di un processo che coinvolge lo scenario internazionale. E forse quanto accaduto in Brasile è una sperimentazione e non un fatto isolato. Non è semplice identificare gli attori, probabilmente numerosi, ma anche coordinati, che si muovono sul palcoscenico della riorganizzazione delle relazioni e dei rapporti di forza prodotti dalla crisi decennale, ma è bene essere molto vigili, porsi molte domande e possibilmente trovare qualche risposta non semplificata. Va anche tenuta presente la necessità della ricostruzione politica di un centro democratico la cui implosione ha aperto la strada alla destra estrema e anticostituzionale (questione che non riguarda solo il Brasile). Si traducono alcuni articoli dai blog indipendenti brasiliani: un’analisi della probabile composizione del governo Bolsonaro che si insedierà a gennaio, il riassunto di un articolo sul ruolo delle "chiese" evangeliche nelle elezioni e nel futuro esecutivo, una sintesi dell’incontro fra le forze politiche di sinistra per coordinare un fronte unitario ed infine un aggiornamento sulla persecuzione giudiziaria, vendetta più che processo, contro il prigioniero politico Luiz Inácio Lula da Silva. Si sottolinea l’importanza di agire in modo continuativo anche in Italia per imporre il rispetto dello Stato di diritto e dei diritti umani per Lula. (T.I.) segue  Sull'argomento v. anche: Il prigioniero politico Lula

Altri approfondimenti sul Brasile, tradotti e introdotti da Teresa Isenburg, a questo link

Argentina

Due nuove vittime della repressione

Lo hanno colpito alle spalle nel corso dell'attacco sferrato dalla polizia della provincia di Buenos Aires contro un centinaio di famiglie che cercavano di occupare alcuni terreni incolti a Ciudad Evita, nel dipartimento de La Matanza, a pochi chilometri dal centro della capitale. Rodolfo Orellana, 33 anni, militante della Confederación de Trabajadores de la Economía Popular (Ctep) e padre di cinque figli, è morto all'alba del 22 novembre. Un video che circola in rete mostra i suoi ultimi istanti: il giovane è riverso in un prato mentre i suoi compagni cercano di rianimarlo e qualcuno chiede a gran voce un'ambulanza; in lontananza si sentono echeggiare altri spari. La prima reazione ufficiale è stata quella di negare la responsabilità delle forze di sicurezza, attribuendo la morte di Orellana a una coltellata nel corso di una lite tra i dimostranti. L'autopsia ha però chiarito che a uccidere è stato un proiettile e i testimoni affermano che il tiro mortale è uscito dall'arma di una poliziotta. Due giorni dopo il copione si è ripetuto: Marcos Soria, 32 anni, anche lui militante della Ctep è stato assassinato dagli agenti della provincia di Córdoba. Smentendo la versione della polizia, che parlava di un colpo alla testa dopo un tentato furto, il racconto dei familiari presenta una ben diversa ricostruzione: Soria, lavoratore agricolo presso una delle unità produttive dell'organizzazione, è stato fermato e brutalmente picchiato da due poliziotti. Ha cercato di fuggire, ma è stato ripreso e ucciso a sangue freddo. segue

Cile

Mapuche ucciso da agenti antiterrorismo

Si è trattato di un omicidio a sangue freddo. Il giovane mapuche Camilo Catrillanca è stato ucciso il 14 novembre a Temucuicui da membri del Comando Jungla dei carabineros, che hanno poi fornito una loro versione dei fatti: la sparatoria sarebbe avvenuta nel corso dell'inseguimento di alcuni ladri d'auto, che dopo il furto si erano rifugiati presso la comunità indigena. Ben diverso il racconto dei testimoni, riportato a Radio Cooperativa dal consigliere dell'Instituto Nacional de Derechos Humanos José Aylwin: Catrillanca era a bordo di un trattore e si stava dirigendo verso casa quando ha incontrato sulla sua strada gli agenti: ha cercato di retrocedere, ma è stato raggiunto da un proiettile alla testa. Il ragazzo che era con lui è stato fermato e picchiato. Il giovane assassinato era nipote di Juan Catrillanca, il lonko (leader) che aveva guidato la comunità di Temucuicui nel recupero di parte delle proprie terre. Lo stesso Camilo era un weichafe, un guerriero della causa mapuche. Contro questa uccisione nei giorni successivi centinaia di persone sono scese in piazza e si sono registrati scontri in diverse località del paese; a Temuco e a Santiago la polizia ha attaccato i manifestanti con idranti e gas lacrimogeni. segue

Cuba

L'Onu chiede nuovamente la fine dell'embargo

solo Stati Uniti e Israele contrari alla risoluzione di condanna

Anche quest'anno Cuba ha ottenuto l'appoggio quasi unanime dell'Assemblea Generale dell'Onu sul documento di condanna all'embargo statunitense: 189 i paesi a favore e solo due contrari, Stati Uniti e Israele. Prima della votazione erano stati respinti gli otto emendamenti presentati da Washington per tentare di screditare la politica cubana. La manovra Usa, definita un disonesto stratagemma dal ministro degli Esteri dell'Avana, Bruno Rodríguez, era riuscita solo ad allungare il dibattito. "I popoli del mondo hanno votato per Cuba perché sanno che la nostra causa è veramente giusta", ha scritto su Twitter il presidente Miguel Díaz-Canel da Mosca, dove era giunto in visita ufficiale. Il viaggio di Díaz-Canel nella capitale russa e il suo incontro con Vladimir Putin sono il preludio a più stretti rapporti economici e commerciali tra i due paesi, come emerge dal comunicato congiunto emesso al termine dei colloqui. Progetti di cooperazione bilaterale verranno sviluppati nei settori dell'energia, del trasporto, della metallurgia, della biotecnologia. segue

Brasile

L'estrema destra al potere attraverso il voto

al ballottaggio Jair Bolsonaro sconfigge il candidato di Lula

Il nuovo presidente del Brasile è Jair Bolsonaro, l'ex capitano dell'esercito noto per le sue posizioni di estrema destra e le sue sparate misogine, razziste, omofobe, un nostalgico della dittatura che - a suo parere - ebbe l'unico torto di non uccidere abbastanza oppositori. La vittoria del "candidato dell'odio", come è stato definito, dell'uomo favorevole alla tortura e alla massiccia diffusione delle armi, è il risultato del colpo di Stato del 2016 contro Dilma Rousseff. Un colpo di Stato completato con la condanna senza prove e con l'arresto di Lula, che secondo tutti i sondaggi avrebbe vinto con facilità le elezioni. Il 31 agosto il Tribunal Superior Eleitoral impediva all'ex presidente di candidarsi e gli proibiva qualsiasi intervento nella campagna attraverso interviste o dichiarazioni alla stampa. A nulla servivano gli appelli di personalità di tutto il mondo contro questa sentenza, le decine di migliaia di firme raccolte, le massicce manifestazioni come la Marcha Nacional Lula Livre e persino le raccomandazioni del Comitato per i Diritti Umani dell'Onu. Il Partido dos Trabalhadores doveva ripiegare su Fernando Haddad, ex sindaco di São Paulo ed ex ministro dell'Istruzione, accompagnato da Manuela D'Avila del Partido Comunista de Brasil come candidata alla vicepresidenza. segue

Perú

Fujimori si salva dal carcere con una legge ad personam

il Congresso ha approvato in tutta fretta una norma che beneficia i detenuti anziani

L'indulto umanitario che era stato concesso ad Alberto Fujimori per motivi di salute è stato annullato il primo ottobre dalla giustizia peruviana per mancanza dei requisiti richiesti e perché il provvedimento violava le norme internazionali, trattandosi di un condannato per crimini di lesa umanità. Una revisione della misura di clemenza era stata chiesta già in giugno dalla Corte Interamericana per i Diritti Umani. Non appena appresa la notizia dell'annullamento, per evitare di essere immediatamente rinchiuso in prigione (dove peraltro godeva di ogni comodità) Fujimori si è fatto ricoverare in una clinica adducendo presunti problemi cardiaci. Da lì ha inviato un video drammatico sostenendo che un rientro in carcere significherebbe per lui la morte perché il suo cuore non resisterebbe. Ma l'ex dittatore non tornerà tra quattro mura. A tempo di record la maggioranza fujimorista in Parlamento ha approvato una legge su misura: i detenuti di più di 78 anni (75 se soffrono di qualche grave patologia) che abbiano scontato almeno un terzo della pena possono essere liberati e sottoposti unicamente a vigilanza elettronica. Non potranno però uscire dalla provincia di residenza se non con il permesso di un giudice. segue

Bolivia

Niente accesso al mare per la Bolivia

il Tribunale internazionale dell'Aia sentenzia a favore del Cile

Con dodici voti a favore e tre contrari, il Tribunale Internazionale dell'Aia ha sentenziato il primo ottobre che il Cile "non ha contratto l'obbligo legale di negoziare con la Bolivia un accesso sovrano all'Oceano Pacifico". Viene così respinta la richiesta di La Paz, che aveva invocato le "legittime aspettative" generate dai ripetuti contatti intercorsi tra i due paesi nel corso del XX e all'inizio del XXI secolo. Il verdetto è inappellabile. I giudici dell'Aia hanno comunque aggiunto che tale decisione non deve impedire una continuazione del dialogo tra le parti. All'epoca della sua nascita come nazione, nel 1825, la Bolivia poteva contare su 400 chilometri di costa, ma con la sconfitta nella Guerra del Pacífico (1879-1884) li perse a favore del Cile, che si impadronì di un territorio di 120.000 chilometri quadrati. Un territorio ricco di risorse: argento, rame e soprattutto guano e salnitro, all'epoca molto richiesti dall'agricoltura europea come fertilizzanti. Il casus belli era stata proprio la decisione boliviana di imporre una tassa di 10 centesimi su ogni quintale di salnitro esportato. L'imposta colpiva direttamente la Compañía de Salitres y Ferrocarril de Antofagasta, impresa a capitale cileno-britannico: dietro il conflitto c'erano dunque anche interessi inglesi. Il Trattato di Pace del 1904 con il Cile sanciva la rinuncia boliviana a ogni sbocco al mare. segue

Ecuador

"Moreno ha trattato sottobanco con la Chevron"

la compagnia petrolifera ha vinto la battaglia legale con Quito

L'ex presidente Correa ha accusato il governo di Lenín Moreno di aver trattato sottobanco con la compagnia petrolifera Chevron che il 7 settembre ha ottenuto, dal Tribunale Arbitrale dell'Aia, una sentenza favorevole nella sua controversia giuridica con l'Ecuador. Nel 2011 l'impresa statunitense era stata condannata, da una Corte ecuadoriana, al pagamento di 9.500 milioni di dollari per l'inquinamento di una vasta area dell'Amazzonia. Il nuovo verdetto sostiene che tale condanna era stata raggiunta "attraverso la frode, le tangenti e la corruzione" e ribalta completamente la situazione. Ora sarà Quito a dover pagare un indennizzo, il cui ammontare non è ancora stato stabilito, "per aver violato l'articolo 2 del Trattato Bilaterale per la Protezione degli Investimenti tra Ecuador e Stati Uniti". "E' evidente che la Chevron è colpevole e che ha distrutto la nostra foresta. Solo un ordine mondiale immorale e un governo traditore possono lasciarla nell'impunità", ha commentato Correa su Twitter.  Dal canto suo il presidente Moreno ha approfittato della vicenda per attaccare nuovamente il suo predecessore. In un comunicato ufficiale si legge che "il regime di Rafael Correa ha utilizzato il caso Chevron per guadagnare protagonismo politico e mediatico e ha impiegato fondi pubblici per propaganda, manipolando l'opinione pubblica nazionale e internazionale, le cui conseguenze si vedono riflesse in questa sentenza del Tribunale Arbitrale dell'Aia". segue

Colombia

Quorum mancato per la Consulta Anticorrupción

dall'elettorato è venuta comunque una richiesta di maggiore trasparenza

Sulla carta la Consulta Popular Anticorrupción è fallita per mancanza di quorum: l'obiettivo non è stato raggiunto per mezzo milione di voti. Ma molti giudicano una vittoria il fatto che oltre undici milioni e mezzo di persone (più degli elettori di Iván Duque) si siano recati alle urne il 26 agosto per sollecitare maggiore trasparenza e un inasprimento delle pene per i corrotti. Secondo i promotori, in prima fila la senatrice Claudia López del Partido Verde, questo risultato dimostra che l'elettorato è stanco delle ruberie della classe politica. Una sconfitta per la destra da sempre al potere, in particolare per Centro Democrático, il partito dell'ex presidente Uribe (più volte inquisito), che dopo aver approvato in Congresso la realizzazione della consultazione aveva ritirato il suo appoggio. Il 7 agosto Duque aveva assunto la presidenza e nel suo primo discorso aveva ribadito quanto già annunciato in campagna elettorale: l'intenzione di introdurre "correzioni" agli accordi di pace con le Farc e di realizzare "una valutazione responsabile, prudente e completa" dei colloqui in corso all'Avana con l'Eln. Contro questa politica, che rischia di riproporre lo spettro del conflitto civile, centinaia di persone vestite di bianco erano scese in piazza portando fiori e bandiere nazionali. segue

Argentina

Il Senato boccia la legalizzazione dell'aborto

ma la battaglia del movimento delle donne non si ferma

All'alba del 9 agosto, dopo quasi 17 ore di discussione, i senatori hanno respinto con 38 voti contro 31 (e due astensioni) la legalizzazione dell'interruzione volontaria della gravidanza, che in giugno aveva ricevuto il sì dei deputati. Una sconfitta per milioni di donne che in questi mesi si erano mobilitate. Tantissime sono rimaste a manifestare fino all'ultimo di fronte alla sede del Senato, nonostante il freddo e la pioggia incessante. La proposta di legge stabiliva il diritto all'aborto libero e gratuito negli ospedali pubblici fino alla quattordicesima settimana di gestazione. La sua bocciatura, negando alle donne il controllo del proprio corpo, lascia come unica risorsa l'aborto clandestino. E questo si traduce, per quante non possono permettersi di pagare un intervento in condizioni di sicurezza, nel ricorso a pratiche pericolose e spesso mortali (secondo alcuni calcoli, si praticano ogni anno nel paese tra i 370.000 e i 522.000 aborti clandestini). Ma la ola verde, come è stata chiamata dal colore scelto dal movimento, ha perso una battaglia, non la guerra. segue

Venezuela

Fallisce attentato contro Maduro

Economia: i nostri modelli produttivi sono falliti, dichiara il capo dello Stato

L'attacco accuratamente studiato e realizzato il 4 agosto con mezzi sofisticati aveva come bersaglio Nicolás Maduro. Due droni dotati di cariche esplosive avrebbero dovuto esplodere nei pressi della tribuna dove il capo dello Stato, con accanto la moglie Cilia Flores e gli alti vertici delle forze armate, stava tenendo un discorso in occasione dell'anniversario della Guardia Nacional Bolivariana. L'attentato è fallito perché apparati inibitori di segnali hanno neutralizzato il comando a distanza dei droni (uno dei due si è schiantato contro un edificio), ma ha comunque provocato il ferimento di sette militari. Qualche ora dopo Maduro, in un discorso alla nazione, ha responsabilizzato dell'attacco l'estrema destra nazionale, ha indicato gli Stati Uniti quali finanziatori del piano e ha affermato di non avere dubbi che dietro il fallito attentato si celi il presidente colombiano Santos. Immediata la risposta di Bogotá e di Washington, che hanno respinto ogni accusa. Il fallito attentato è stato rivendicato su Twitter da una sigla sconosciuta, i Soldados de Franela. E in un comunicato letto a Miami dall'esponente dell'opposizione Patricia Poleo si dice che questa azione, denominata Operación Fénix, è stata diretta da ufficiali e soldati della Fuerza Armada Nacional Bolivariana. segue

 

Latinoamerica-online.it anno XVII

a cura di Nicoletta Manuzzato

Registrazione presso il Tribunale di Milano n. 259 del 13/4/04